giovedì 8 luglio 2021

Singolari biografie di un'anima: la Danteide di Piero Trellini

Danteide di Piero Trellini, pubblicata da Bompiani all'inizio del 2021, è un viaggio  che inizia da un mucchio di ossa.

Questo si focalizza inizialmente su un teschio e su ciò che esso ha contenuto, dipanandosi in un percorso di suggestioni, avvenimenti, micro e macrostorie raccolte, subite e vissute dal detentore di quelle misere ossa, di quel teschio e della sua eccezionale materia grigia che ha cessato di essere percorsa dalla scintilla della vita esattamente 700 anni fa, ma che tanto ha fatto e scritto, concependo e costruendo il classico per antonomasia della letteratura italiana: La Commedia.

La Danteide di fatto ci parla di Dante Alighieri in modo centrifugo, indagando i mondi con i quali è  venuto in contatto e ne hanno influenzato le concezioni, le forme e i contenuti poetici. Racconta storie che in Dante sono appena accennate, o che sono in qualche modo date per conosciute contestualizzando i canti danteschi,  accendendoli di suggestioni che possono, a onor del vero, aver avuto un ruolo fondamentale nella concezione del milieu  creativo dantesco.

Un'idea precisa anima di questa costruzione- ricostruzione, che non vuole essere storica pur essendolo, e che presenta una complessità  interpretativa che la pone a un livello metaletterario, questa  è  chiaramente espressa dal suo autore quasi in chiusura del volume:

 

Lo spazio della storia è  un tempo raccolto. Ma più ci allontaniamo e più quegli uomini perdono dignità. Vivono dentro una pagina, poi in una riga, infine rimangono un nome. Così  alla fine veniamo a sapere solo di titoli, colori e fa ioni, perdendo, nei limiti della brevità, le origini, i motivi, le vite, le storie, la complessità  nascosta dietro ciascuna dicotomia. Dante di quel presente assorbì la versione integrale. Ma anche lui fu portato a semplificarlo. La complessità  del suo disegno lo costrinse a ridurre, magari a un verso, le vite degli altri, lasciandocene solo l'essenza.[1]

 

Il viaggio centrifugo, partendo da quell'essenza, prova a ricostruire storie perdute, nascoste  e conservate nelle cronache medioevali e sconosciute ai più, le riannoda, le sintetizza in mappe mentali e parole chiave, mostrando ai lettori la vera storia di Ugolino, narrando le vicende di una figura cruciale come quella di Guido da Montefeltro, facendo emergere dall'oblio della macrostoria figure secondarie come quella di Tebaldello, o di un povero prete, raccontando dei ratti arrivati dalle Indie e dei danni che arrecavano, e dei continui scambi con il mondo arabo che trovano nella Commedia dantesca ben più  di un flebile accenno, costituendone  l'ossatura fantastica.

La Danteide non pretende dunque di essere una  biografia  in quanto racconta le amorose corrispondenze col mondo di un'anima, di una eccezionale materia grigia  che non ha lasciato traccia nelle cavità del teschio dantesco,  ma che, figlia del suo tempo, lo ha plasmato secondo le sue esigenze artistiche, linguistiche, umane.

 

Elaborò la concezione grandiosa di un poema attraverso il quale lanciare un monito all'umanità. Per questo motivo adottò  come lingua il volgare, non il latino, così  da arrivare a tutti. Preferì come genere la poesia, perché  essa solo, e non la prosa, poteva unire cielo e terra. Grazie a essa disseminò il suo poema di simmetrie, corrispondenze, codici, allusioni e profezie. Lo organizzò in tre parti, composte da canti formati da versi, strutturati in terzine. Racchiuse al loro interno significati letterali, allegorici, morali, scientifici, storici, filosofici, religiosi e anagogici. Scelse la struttura delle narrazioni dell'aldilà. Fu forse Brunetto [ Latini] a suggerirgli una gabbia di sapore islamico. Comunque andò, quando la scoprì, capì  subito che era perfetta. Dentro vi racchiuse quanto era impresso nel suo cervello, i saperi appresi, le storie conosciute, i pettegolezzi origliati, Le vite degli altri. L'oltretomba gli permise di costruire una prospettiva grandiosa, di giudicare la cronaca del suo tempo di mescolare passato e presente, scritture e mitologia, finzione e realtà, ma anche di esprimere il suo rancore, attuare la sua vendetta, concretizzare la sua rivalsa, impartire la sua morale.[2]

 

Questo è ciò che prova a ricostruire la Danteide.

Piero Trellini si è  avvalso di quasi cinquemila documenti[3] per costruire un affresco cartaceeo ricco di suggestioni in cui ciò che nelle parole di Dante era visto come la decadenza di un'epoca si rivela per quello che è: un momento di trasformazione in cui il Medioevo finisce e lascia spazio all'uomo che rinasce. La memoria di Dante ce l'ha consegnata attraverso la sua memoria che l'ha fatta diventare storia, intesa come costruzione poetico-narrativa.

La Danteide non è  un testo scientifico come lo si intenderebbe nel mondo accademico, tuttavia consegna agli appassionati e agli studiosi di Dante una ineffabile percezione: quella della creazione che nasce dalla vita vissuta.



[1] Piero Trellini, Danteide, Bompiani, Milano, 2021  p. 526

[2] Ivi,  pp. 484, 485

[3]  Per la maggior parte in formato elettronico, è questo un altro parto creativo del lockdown del 2020

 

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