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martedì 3 agosto 2021

Lu cuntu di li Florio: La chiusura di un cerchio.

Riflessioni sulla Saga dei Leoni di Sicilia e sul loro inverno


1.Storie  che continuano. Cerchi che si chiudono
 

Il 24 maggio di quest'anno è stato pubblicato l'attesissimo seguito de I leoni di Sicilia di Stefania Auci: L'inverno dei leoni.

Il romanzo riprende la storia della famiglia Florio dal 1869 fino ad arrivare al 1950 e ne affronta la difficile parabola discendente che si dipana in un segmento temporale storicamente denso di avvenimenti.

Come la stessa autrice precisa nella sua postfazione,L'inverno dei leoni è un romanzo,[1] ed è importante precisarlo proprio per comprendere il valore di questa costruzione narrativa dalla scrittura limpida e scorrevole.

In questo segmento narrativo l'autrice è infatti riuscita a mediare magistralmente tra storia e narrativa, attraverso l'attivazione di due piani di scrittura visibili al lettore, ovvero le introduzioni meramente storiche alle singole sezioni del romanzo, e l' equilibrato intarsio di storia e storie che vedono come sfondo la città di Palermo e l'Italia tutta con qualche stralcio d'Europa.

In verità la tecnica narrativa non è cambiata rispetto al primo libro della saga. Ma avere a disposizione una più vasta documentazione storica costituisce un' importante e niente affatto semplice variabile per chi scrive e deve rimanere in equilibrio tra verità e verosimiglianza, infondendo vita narrativa e immaginando le emozioni di personaggi che sono stati  veri attori di una storia i cui segni sono ancora visibili ai nostri occhi.

La scelta di essere narratrice onnisciente permette alla Auci di entrare di volta in volta nelle anime dei suoi personaggi e di mostrarne i dubbi, le passioni e le incertezze, le forze e le debolezze. Li vediamo materialmente agire nel bene e nel male e li osserviamo anche mentre la contemporaneità dei loro tempi agisce, generosa o impietosa, su di loro.

 

2. Una parabola discendente

 

L'inverno dei leoni è  un romanzo discendente[2], che si apre in una  florida estate, nella quale tuttavia si percepiscono degli squilibri tra vita lavorativa e familiare dei personaggi, passando per un colorato autunno che ha i fasti del Decadentismo e della Belle epoque, precipitando nell'inverno dei fallimenti della famiglia che ha tanto dato a Palermo e alla Sicilia ma che non ha trovato nei suoi epigoni delle figure imprenditoriali carismatiche capaci di cavalcare i tempi da esse vissute[3] .

Iconiche e apparentemente opposte sono le due protagoniste femminili Giovanna e Franca, accomunate entrambe dal grande e sofferto amore per i propri mariti, padre e figlio, Ignazio, portatori del medesimo nome, ma diversi e quasi opposti nel  modo di affrontare i tempi in cui vivono e nel gestire la propria vita[4].

Il taglio del romanzo storico è più netto rispetto al primo volume della saga, ma questa vicenda che, nella sua dimensione pubblica,  possiamo vedere  e verificare tutti attraverso gli innumerevoli documenti storici a nostra disposizione, è teatro di un racconto a tratti corale, fortemente visivo[5] che scorre attraverso le parole che non sono mai né troppe né troppo poche e risultano di agevole lettura anche per chi non ama molto approcciarsi ai libri, e questo è  un grande merito che va riconosciuto all'autrice senza ombra di dubbio[6].

 

3. E tu, onore di pianti, Ettore, avrai,
Ove fia santo e lagrimato il sangue
Per la patria versato, e finchè il Sole
Risplenderà su le sciagure umane.
 

Ho intitolato, non a caso, questo breve percorso di riflessione critica Lu cuntu di li Florio e ho voluto di proposito usare gli ultimi versi dei Sepolcri foscoliani per arrivare alla parte conclusiva della mia disamina.

Sono tanti i morti che aleggiano in questo romanzo.Antenati e patriarchi, innocenti, anime ferite e anime grandi. Non è un caso se uno degli ultimi scenari narrativi sia un sepolcro, in cui l'ultimo Florio dialoga con i suoi antenati e piange i suoi cari in una difficile e dolorosa corrispondenza d'amorosi sensi.

Lui ormai  per il mondo degli affari  è nuddu immiscatu cu nnenti...non gli è rimasto nulla delle immense ricchezze  costruite  e accumulate col il lavoro  da suo nonno e dal padre, anche la sua casa è  stata distrutta … ma il mito del suo cognome e delle imprese compiute dai suoi portatori non può  essere cancellato, diventa storia da raccontare, "cuntu" da ascoltare, romanzo da fissare  sulle bocche e sulle pagine che lo tramanderanno.

Questo è il merito indiscutibile dell'intera saga dei Florio, non tanto raccontarne una storia vera in quanto documentata[7], quanto piuttosto riscrivere una verosimile mitologia familiare che sia alla portata della sensibilità narrativa dei lettori-fruitori.

Perché le opere fisiche che modificano il paesaggio sono destinate a finire distrutte dalla furia dei tempi che passano. Ma l'armonia dei racconti vince sempre "di mille secoli il silenzio" passando di memoria in memoria;  e attraverso questa complessa e ricca costruzione scenico-narrativa la vicenda dei Florio  è  messa in condizione  di diventare "cuntu" di tutti.

 

LettureCreative-Letizia Magro


[1] Come  del resto anche I leoni di Sicilia

[2] É quasi possibile disegnare una vera e propria parabola durante la lettura

[3] E non solo per una strana sorte avversa, quasi una maledizione antica che trova le sue radici nelle parole pronunciate da Mattia, sorella dei primi Paolo e Ignazio Florio nel primo romanzo ( cfr.  I leoni i Sicilia, Milano, Editrice Nord, 2019, p. 95) , ma anche per una grande immaturità dei tempi in cui è  impensabile ad esempio immaginare che una donna possa avere capacità imprenditoriali.

[4] Il fatto di possedere delle immagini fotografiche e dei ritratti di questi protagonisti ci permette di animare, avvalendoci dell'immaginazione, corpi con delle precise fattezze, che nella scrittura sono appena tratteggiate  in quelli che sono i loro elementi essenziali, occhi, capelli, a favore di una più profonda indagine caratteriale

[5] Continuo a pensare, e non è una critica negativa, che sia pronto  per essere trasformato nella sceneggiatura di una fiction.

[6] Penso che, con una buona preparazione dei docenti, possa essere addirittura un buon libro di narrativa già  dalla terza media, e lo è  sicuramente nelle scuole siciliane.

[7] Del resto non finiremo mai di dire che questo è solo un romanzo,un cuntu ( racconto) , alla siciliana, appunto.


 

giovedì 17 settembre 2020

La fiction è servita. Breve disamina de I LEONI DI SICILIA

 


I Leoni di Sicilia di Stefania Auci è stato, e continua ad essere, il caso letterario di questo ultimo anno. Pubblicato nel 2019 dalla Casa Editrice Nord ha conquistato tantissimi lettori con la sua scrittura rotonda e facile, che tratteggia con ferme e dense pennellate luoghi avvenimenti e personaggi. 

Questo è di fatto il primo capitolo della saga dei Florio, la famiglia di imprenditori che tra il XIX e i primi anni del XX secolo ha segnato la storia economica e culturale di Palermo e dell'intera Sicilia, e terminando la lettura si è assaliti dalla curiosità di sapere come si evolverà il romanzo familiare in cui il verghiano ideale dell’ostrica viene stravolto con spudorata sagacia prima dai capostipiti Paolo e Ignazio e poi dal loro figlio Vincenzo.

Le vicende scorrono piacevolmente davanti agli occhi dei lettori: chi conosce la città Palermo è avvantaggiato nella lettura perché riesce a vedere materialmente il teatro in cui le vicende dei Florio si consumano, e riconosce le loro impronte  raccontate nella scrittura. 

Ci invece non ha esperienza di questa città non potrà  non rimanere avvinto dai lacci letterari tesi dall'autrice che riporta in vita un mondo che non c'è  più  ma che ha lasciato tracce culturali e geografiche profonde e degne di essere raccontate.

I leoni di Sicilia è un prodotto letterario di un certo pregio per la sua immediatezza, per cui le parole diventano cose senza tuttavia appesantirsi di  sfumature lirico-evocative; il romanzo può  già  considerarsi  il canovaccio ( lo screenplay volendo fare l'esterofila) di una fiction per il modo in cui è tagliato e narrato, a livello strutturale infatti  le varie sezioni temporali/ puntate in cui è suddiviso riportano un titolo che richiama gli interessi dei Florio e le introduzioni  di carattere storico contestualizzano con puntualità le vicende; i proverbi che introducono ogni sezione, oltre a fornire un sapore folkloristico, la incastonano nella tradizione regionale attraverso l'uso del dialetto.  A livello narrativo la forza rappresentativa con cui sono raccontate le vicende permette ai lettori di recuperare sogni desideri  e caratteri dei personaggi, e di indagare  e osservare ogni singolo protagonista in una coralità di punti di vista che si alternano e si completano. Ogni personaggio è  infatti narrato dall'interno, in quelle che sono le sue risoluzioni, le debolezze, e nei movimenti della sua anima.

Di fatto l'intenzione del romanzo storico d'epoca si realizza in una scrittura “di consumo”, che racconta in un incalzante presente storico, ne favorisce l'immediatezza e permette di osservare con una certa immedesimazione i moti sentimentali e sensuali dei personaggi.

I leoni di Sicilia sono quindi un'esperienza di lettura visionaria e cinematografica che forse a qualche purista farà storcere il naso per una sua supposta e supponente scarsa profondità letteraria; tuttavia una costruzione narrativa di questo tipo ha l'indiscutibile pregio di avvicinare alla lettura anche i lettori occasionali che, dopo aver tentennato davanti alla voluminosità del " tomazzo" sono conquistati dalla sua scrittura dialogica pulita e scorrevole. Ben venga allora in caso letterario e aspettiamo anche la fiction, augurandoci che tra il teatro della scrittura e l’occhio televisivo sia il primo ad avere la meglio, sancendo il fascino indiscutibile di  questa saga familiare così come è stata interpretata  e raccontata attraverso la scrittura dalla sua autrice.